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da "Lombardia Oggi" inserto bisettimanale della Prealpina del 19 giugno 2005, copertina e pagine 4 e 5

Cabaret d'Italia, l'anniversario

Le "comiche" scoperte di Maurizio. Quello del Caffè accanto

Cristiana Castelli

Sapendolo, si fa prima a dire chi non c'è passato. Sapendolo, appunto. Ma l'impresa è ardua, visto che dal Caffè Teatro negli ultimi vent'anni è transitato quasi tutto il "cabaret" italiano. Qui, a Verghera di Samarate, sono nati artisticamente Aldo, Giovanni e Giacomo e Ale & Franz. Sempre qui, tra gli altri, hanno provato battute e i primi sketch Flavio Oreglio, Max Pisu, Leonardo Manera e Rocco Barbaro. Il bello è che pochi in Italia lo sanno. Eppure, nelle nebbie del Varesotto, come nelle sue afose notti estive, è al Caffè Teatro che hanno trovato arte e parte talenti indiscutibili della comicità italica, gli stessi che, dopo, hanno lanciato l'urlo di guerra al notissimo Zelig di Milano, accresciuto l'audience delle fasce notturne televisive e attirato masse ridenti nei teatri e nei cinema del Paese.

Se poi si chiede a Maurizio Castiglioni, patron e direttore artistico del Caffè Teatro, nonchè uomo notoriamente schivo, se si sente almeno un po' fiero di tutto questo, la risposta spiega anche il perché di tanta discrezione: "Quando scrivono che sono il "papà" di Aldo, Giovanni e Giacomo mi sento ridicolo. Voglio dire, Giacomo è uno dei miei migliori amici e quello che ho fatto l'ho fatto con naturalezza. Né io né il mio staff abbiamo mai compreso bene la portata di ciò che stava succedendo intorno a noi... Nel 1986 si sparse la voce che nel nostro locale ci si poteva esibire senza la gogna di critici petulanti o di minacciosi talent-scout. Chiunqu poteva venire, salire sul palco, offrire il suo spettacolo, ricevere in cambio applausi, se li meritava, 100 mila lire di cachet più un panino e una birra, e poi tornarsene a casa. Beh, sono arrivati tutti. Anche solo una volta. Franca Valeri, Felice Andreasi, Luciana Littizzetto, Lella Costa, Gene Gnocchi, Paolo Rossi...C'era tutto questo fermento comico in Italia allora, io non ho fatto che fiutarlo. Mi piaceva, ci ho creduto, gli ho dato spazio. E l'aspetto divertente è che nessuno lo sapeva, tranne noi e il nostro affezionato pubblico".

Proprio per questo è bene raccontare tutto con precisione... "Io sono arrivato che il locale esisteva già, era un caffè letterario e uno dei soci fondatori era Vittorio Solanti, l'attuale sindaco di Samarate. L'idea di dare spazio allo spettacolo era nell'aria e nell'86 si cominciò ad aprire le porte ai jazzisti  - tutte band provenienti dai Navigli di Milano - e ai cabarettisti. Il primo a esibirsi in assoluto fu Gianni Palladino, ma ricordo con particolare piacere Hansel e Strudel, duo comico composto da Giacomo Poretti del famoso trio e da Marina Massironi, all'epoca coppia anche nella vita. Fu in quel periodo che scoprimmo che al Teatro dell'Elfo di Milano c'era un gruppo di comici che aveva qualcosa di interessante da dire, i Comedians. Ne facevano parte Bebo Storti, Antonio Catania, Claudio Bisio, Silvio Orlando, Gigio Alberti, Renato Sarti e Paolo Rossi. Ai tempi erano tutti alle prime armi, non lavoravano, non avevano soldi. Proposi loro di mettere insieme una locandina, la prima vera programmazione del Caffè Teatro. La intitolammo "Chi vuol esser lieto sia che poi i Comedians vanno via". Al pubblico piacque e replicammo, anche perché noi ci si divertiva come pazzi. Divennero una decina di serate al mese e fu così che tutto si mise in movimento. Comici richiamavano altri comici desiderosi di esibirsi in un luogo tranquillo e accogliente come il nostro, di sperimentare senza il timore di essere pesantemente giudicati. Per dire, Antonio Albanese provò al Caffè per la prima volta e integralmente il suo


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