da "La Prealpina" del 26 giugno 2005, pagina 31
Caffè Teatro, la fantasia comica al potere
Rocco Barbaro e Flavio Oreglio: "E' la nostra seconda casa tanto che la inseriamo nel 740"
"E' la nostra seconda casa: tanto che compilando il 740 la segnaliamo automaticamente". Così Flavio Oreglio parla del Caffè Teatro di Verghera di Samarate; Rocco Barbaro, altro personaggio di punta dello storico locale, ride e annuisce: "Sottoscrivo", assicura.
Ha vent'anni il Caffè Teatro e li dimostra. Già, perchè, a dispetto dei tanti risultati importanti ottenuti, è ancora giovane, con molta voglia di fare; lontano dai rigidi schematismi come dai fuochi fatui delle logiche di mercato. E se in tv il cabaret, o quello che si spaccia per tale, è spesso una catena di tormentoni e di battute ripetute ad arte (si fa per dire) per "rassicurare" gli spettatori, qui le cose vanno in modo decisamente diverso. Perchè alla gabbia della comicità facile o a tutti i costi si preferisce, da sempre, la libertà creativa, la fantasia.
Merito di Maurizio Castiglioni, patron di un locale, che da Caffè Letterario si è trasformato presto in altro: laboratorio il termine esatto.
Perchè Laboratorio è il nome dato alla serie di serate che nel corso degli anni hanno visto più comici affiancarsi sul palco, e perchè laboratorio indica appunto la voglia - e la realizzazione pratica - di sperimentazione che Castiglioni ha condiviso (e condivide) con numerosi artisti.
Tra questi, in prima fila, Oreglio e Barbaro.
"Il Caffè Teatro - spiega il poeta del "momento catartico" - è tra i pochi posti in Italia dove si può fare cabaret. E sul significato del termine cabaret potremmo discutere a lungo. A torto lo si indica come un genere; in realtà è un luogo".
Tesi condivisa da Barbaro (che a Verghera di Samarate, dove ora vive, ha anche incontrato la donna della sua vita, Daniela, con la quale dividerà presto la gioia della nascita di Tommaso), che al pari di Oreglio deve indubbiamente al piccolo schermo buona parte della popolarità ma è lontano dal ritenere quella tv la dimensione migliore per un attore o per un comico. "Specie - spiega - quando diventa animazione". Per lui esistono due tipi di comici: "quelli che fanno ridere per raccontare e quelli che raccontano per far ridere. Ciò che è davvero importante però è riuscire è riuscire in qualche modo a lasciare il segno e strappare più che la risata - spesso istintiva, non di rado isterica - il sorriso".
Anche per Oreglio il capire di "non essere stato del tutto innocuo", specie di questi tempi, è motivo di soddisfazione, al pari del contatto diretto con il pubblico. Per entrambi l'autoironia ("Chi fa il comico ha problemi sentimentali o chi ha problemi sentimentali fa il comico?") è il sale della vita. Insieme alle radici, come conferma appunto il rapporto sempre stretto con il Caffè Teatro.
Diego Pisati |