VLADIMIR DENISSENKOV


E'un virtuoso di Bajan, uno strumento affine alla fisarmonica di cui costituisce una variante, adattato nel secolo scorso alle esigenze tecniche del repertorio russo.
Vladimir Denissenkov è diplomato a Mosca, dove ha registrato molti dischi con diversi gruppi, ha preso parte in numerosi spettacoli televisivi di grande successo, si è esibito in tutta l'Unione Sovietica, in buona parte dell'Europa e delle Americhe, qualificandosi anche in numerosi concorsi internazionali. Da tempo vive in Italia dove ha tenuto concerti come solista e in varie formazioni strumentali. Con la TheaterOrchestra di Moni Ovadia entra nel mondo del teatro partecipando prima in "Madre Coraggio di Sarajevo" e attualmente ne "Il caso Kafka". Ha suonato nell'ultimo CD di Fabrizio De Andrè, "Anime Salve", e in "Sore Lume" di Maria Colegni del quale ha anche curato gli arrangiamenti.
Nel mese di gennaio 2000 ha inciso "Anastasia" nuovo lavoro discografico realizzato in collaborazione con il gruppo norvegese Union Nowhere. Ha recentemente collaborato con Ale e Franz per la realizzazione del DVD E' tanto che aspetti?.

Denissenkov, il volo della fisarmonica
Tra suoni della sua terra e sguardi verso il futuro con «Anastasia show»


Tutt’intorno l’ambiente è rimasto indietro di cinquant’anni, la strada per arrivarci è sterrata e polverosa. A Corte Turco di San Giorgio in Salici (comune di Sona), c’è un vecchio pozzo di pietra di tufo e lo spiazzo è gremitissimo di spettatori, che socchiudono un poco gli occhi quando sul palco sale lui, Vladimir Denissenkov, grande della fisarmonica o bajan, come si chiama nella sua terra d’origine, l’Ucraina. Dallo strumento per eccellenza ma consegnato a mani che sembrano fringuelli, che la stropicciano, la fanno tremare, escono suoni da raddoppiarci il fiato. Un pieno di ossigeno per i nostri stanchi polmoni, logorati da musichette senza forza. Ospite della rassegna comunale «Musica e teatro in villa», Denissenkov ha presentato il suo ultimo progetto, dedicato alla figlia, «Anastasia show», un folk tradizionale russo che guarda al futuro. Attorno al suo bajan, un ensemble di virtuosi: Massimo Marcer, voce e tromba, Luca Garlaschelli, al contrabbasso, e Max Meola, che con la sua batteria regalava accenti pop ed enfasi nostrana ai larghi sospiri dell’Est.
Il primo brano di una scaletta che non ha temuto lo stravolgimento e l’improvvisazione, «Montagne russe», metteva improvvisamente in un clima straniato, crocevia di sonorità diverse, quella originaria, della madre Russia, ma anche quella elegiaca e mestissima dei Carpazi, fino all’ipnotica sfrenatezza degli altri monti dell’Est, i Balcani. Musica che se non fa piangere è per puro senso della decenza, perché carica già di tanto dolore da rendere la commozione una cosa da nulla. Oppure ruffiana generosa che invita a balli disordinati e galanti. Ma subito gli umori si trasformano ed ecco il secondo brano, «Santa Russia», così nuovo da non figurare nemmeno nel cd «Anastasia», che verrà distribuito tra breve sul mercato dall’etichetta Arv.
«Santa Russia», dedicata - specifica Denissenkov prima di cominciare - a tutti gli innocenti ingiustamente perseguitati. 
Lo spettacolo si snoda tra danze tipiche del suo paese e brani d’occasione, ispirati alla fantasia di Denissenkov da un profilo qualunque di donna, da un ricordo sbandato che il musicista riesce a consegnare all’eternità con agio quasi sbalorditivo. E’ così che lo vediamo: un grande straniero che sulle spalle si porta la distanza, un maestro della memoria (di cose non viste). Naturalmente questo non vuol dire che Denissenkov si chiuda al futuro. Anzi. Grande sperimentatore, le sue incursioni nel domani sono frequenti. Ma - forse sarà l’umore russo, la sua familiarità, anche geografica, con la grandezza - molto più ricorrenti restano i sintomi di lontananza che danno quell’effetto di perfezione stilistica. Alla fine ci accorgiamo, infatti







 








 

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